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Stanza 3, "Largo alla fantasia!"
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**Il Papà**

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Il questa stanza il letto non c'è, ma questo non deve bloccare gli occupanti.
Al centro vi è disteso in terra un tappeto persiano 3x6 ed intorno a questo vi sono riposti in ordine casuale: un tavolo 2x3 di legno massiccio, una lavatrice, uno specchio lungo attaccato al muro, e altri vari oggetti.
Il tutto è illuminato da alcune lampade lunghe accatastate agli angoli.
In fondo c'è un finestrone senza tende, lungo fino a terra.
Sembra un ripostiglio, ma in realtà la stanza è stata pensata arredata in questo modo.

ATTUALI RESIDENTI: Renji Abarai & Kuchiki Byakuya

Edited by *GardeniA* - 27/9/2007, 18:46

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*plin*
"..."
*plin**plin**plin*

"Scusi l'attesa signore. Desidera una camera?"
"..."
Dentro di sè, Byakuya pensò: "Nella Soul Society di figuri rivoltanti e grossolani pullulano indisturbatamente. Ma nella mia illustre esistenza non ho mai visto uno scempio tale come quel ciuffo di crine leccato alla fronte."

----------

Nuovi Ryouka si affacciano alle porte della Soul Society. Non c'e' pace, in questo modo di guerra e disperazione, dove dimorano gli spiriti trapassati e spiriti inquienti, senza redenzione, chiamati dei della morte, anche se scalfitti da sentimenti come i mortali.
Uno dopo l'altro, un nuovo gruppo di nemici si affaccia, provoca danni, viene catturato, piegato, distrutto in mille pezzi.
"Quante altre volte accadrà? Questo lento scorrere del medesimo flusso di eventi mi sta scavando l'anima, come l'acqua che accarezza giornalmente la roccia, fino a sconfiggerla."
Cambiò la posizione delle gambe, appoggiandosi mollemente alla finestra con i gomiti, tendendo in avanti il busto. Il kimono da camera, bianco, si scostò un poco, mostrando due fini caviglie modellate.
"Quando l'acqua mi sconfiggerà?"

---------

"Temo di non aver compreso."
Alzando in maniera impercettibile il sopracciglio, osservò di nuovo il suo subordinato. Mio dio, quella coda lo irritava seriamente. Così sgraziata.
Poi il suo sguardo si spostò su quello che era il problema serio e più impellente. Per essere onesti, Byakuya, come tutti i nobili, a volte tende a mancare di senso pratico o di capacità di focalizzarsi sulle priorità. Insomma, vi ho scritto in Byakuyese che è un povero pirla e non riesce a comprendere che il problema più importante, al momento, non è l'orrida coda di Renji, che comunque è seriamente da rivalutare, ma il fatto che...
"Capitano, non so come sia possibile...ma quella maledetta farfalla infernale è rimasta incastrata nel portale! Temo che dovremo aspettare aiuto dall'interno. Ma, con la questione dei Ryoka in corso...temo ci vorrà del tempo...maledizione!"
"..."
I grilli cominciavano a frinire; l'aria della sera, fresca, umida e lievemente pungente, si appiccicava alle vesti dei due. Byakuya stava fermo, immobile, assecondando la direzione del vento.
"..."
"Capitano, ci conviene trovare un posto per pernottare. Stare troppo in questo mondo, senza dei corpi sostitutivi, senza un riparo, potrebbe essere pericoloso."
"..."
"Capitano?"
...
"Dici che dovremmo...andarcene da questo luogo?"
Caspita. Che shunpo mentale, Byakuya.

---------

Dopo aver girato vari ryokan, che non avevano superato il severo esame del nobile Byakuya, che aveva cominciato a emettere dei sibilii isterici alla vista di ambienti che non erano di suo gradimento, i due avevano fatto un passo avanti. Byakuya aveva dato il suo silenzioso assenso ad entrare nella locanda. Ma Renji, vedendo il ridicolo ciuffo del ragazzo alla reception, cominciò a temere il peggio.

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Esternamente, il motel pareva essere un posticino in ordine, senza troppe pretese ma carino ed igenicamente accettabile. Quando i due aprirono la porta, capirono quanto le apparenze ingannino persino il nobile sesto senso di Kuchiki Byakuya.
"Quel maledetto ragazzino idiota alla reception che diaolo di stanza ci ha dato??? Non ci sono neanche i letti! Questo è un cavolo di ripostiglio!"
Richiuse la porta per leggere il numero fuori, temendo di aver semplicemente sbagliato porta, ma così non era, dato che, a meno che in questo ultimo periodo non avesse disimparato a leggere, quello pareva essere indiscutibilmente un tre.
Il capitano se ne stava inespressivo ad osservare con poco interesse la crisi di nervi del suo sottoposto (dato che non era poi così una novità ai suoi occhi) fino a che non decise che era il momento di smetterla con queste inutili divagazioni.
Mosse qualche passo verso l'eltrata della stanza, sorpassando il suo luogotenente, ed la sorpassò gettando occhiate a destra e a manca come a valutare la situazione.
Renji non sapeva che dire, il capitano Kuchiki non sembrava volersene andare. Ma allora perchè si era rifiutato di entrare in tutti gli altri ryokan se gli bastava avere una stanza del genere? Non sembrava essere sporca..ma i letti e tutte le altre cose che si trovano solitamente in una stanza da letto? A cosa cavolo servivano una lavatrice, un tavolo e altra roba accatastata in quel modo? E chi cavolo aveva assunto un tale idiota alla reception? (non se la sentiva d fare commenti sui suoi capelli data la sua situazione...)
Byakuya avanzò nella stanza senza esprimersi: quella... era una stanza? C'era decisamente qualcosa che non andava.
Altre riflessioni del genere occupavano la sua mente superiore quando, voltandosi, vide la sua figura riflettersi nel lungo specchio antico appeso al muro.
"Rimaniamo." disse il nobile i maniera secca, e Renji capì che non era il caso di contraddirlo, assolutamente.



----------


Renji non se la sentiva proprio di mettersi comodo, nella stranissima situazione in cui si trovava. E soprattutto, per la persona con cui si trovava. Poca gente riusciva a trovarsi a proprio agio stando nelle vicinanze del capitano Kuchiki e sicuramente lui non era uno di quelli.
Mai come in quel momento, Abarai Renji sembrava un cane abbandonato a se stesso e senza pace; continuava a vagare per la stanza percorrendola a grandi passi (evitando accuratamente la zona dello specchio), la zampakuto legata alla cinta e le mani incrociate al petto.
Gettava occhiate di sbieco a destra e a manca, come se cambiando angolazione magari anche la stanza cambiasse di aspetto ( e magari comparissero anche dei letti, delle sedie, degli sgabelli...qualsiasi cosa!).
Con un tonfo deciso, il luogotenente si sedette sul tavolo, non sapendo che altro fare.
"Ehm... Capitano... E ora?" Osò chiedere, non sapendo più che altro fare. Magari lui non lo sapeva ma il capitano Kuchiki aveva già la soluzione pronta...

Edited by Ecchan - 4/10/2007, 22:45

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"Mh?"
Come al solito, con il suo intellegibile tatto da burinazzo di latina, Renji aveva interrotto il flusso inestinguibile di argute deduzioni del nobile. Al momento le suddette erano:
-A figura intera il mio aspetto pare decisamente dimesso. Devo fare qualcosa per mettere a posto questa divisa.
- Appunto mentale numero 2: chiede all'idiota del banco accoglienza cosa usa per fissare i capelli. Se in quella zona del Giappone il ShuraShine era disponibile, doveva essere sua. Ricordava con orrore quando aveva finito il balsamo e i suoi capelli rassomigliavano a quell'arido cespuglio sulla testa di Tosen, quella faccetta nera del cavolo.
-Appunto mentale numero 3: rinnovare tessera AN- Alleanza Nazionale
"Capitano...abbiamo un problema."
"..."
"Cosa stavo pensando? C'entra una tessera. Ah ecco. Devo passare alla Q8 e ritirare la piastra di Diego della Palma, siccome ho furtivamente sotratto i valenti punti attestanti fedeltà a suddetta compagnia petrolifera."
Ma...un momento! Il pedante subalterno aveva pronunciato degli idiomi attestanti in parte il vero. A parte l'arredamento un po' scarno, c'era davvero un altro problema cruciale per la sopravvivenza dell'ultimo erede della nobile stirpe dei Byakuya.
"Cane."
"C...CHE COSA!??"
"Cane...non vali neppure l'epiteto che ti rivolgo, l'aria per emetterlo."
Renji, al colmo della rabbia, in un batter d'occhio pronuncia la parola magica. La suprema perspicacia byakuayana ha fatto centro di nuovo. Peccato che Renji sia al livello di prevedibilità di un filler di Naruto, brutto.
"Maledetto bastardo...BANKAI".
"Sciocco." sussurrò il capitano, giungendo in un battito di ciglia accanto al viso del subalterno, con il suo. Poi, bloccandogli una mano con una stretta al polso, si accosta al suo orecchio, e, sfiorando appena con le labbra l'orecchio, sibila pianissimo "non penserai che sia sufficiente un vanesio trastullo come questo a fermarmi."
"Capitano, MA COSA!!!"
Byakuya lo sbatte, senza apparente fatica, nè resistenza da parte dello sconvolto subalterno, sul tavolo, ed insinua una mano guizzante, sotto il pellicciotto di babbuino. Un'espressione lievemente pacata appare sul suo volto. Sempre bloccando il luogotenente, gli apre la mantella, si appoggia al suo petto, e la richiude, creando una sorta di abbraccio.
"Nonostante continui a sostenere che quest'orpello è davvero insensato e fuori luogo, ecco che anche un oggetto tanto sgraziato può essere di qualche utilità. Questo vile luogo è gelido."

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Effettivamente ci avrebbe dovuto riflettere un zicchinicchio di più prima di uscirsene col bankai, dato che, a parte il fatto che il capitano Kuchiki aveva già diverse volte dimistrato che il suo livello era comunque superiore anche se l'avesse attaccato mentre era bendato,legato e impegnato in una tripla partita cieca di go, la trasformazione della sua zampakuto era così tamarramente enorme che avrebbe distrutto metà motel.
Beh, sul momento non ci aveva pensato e poi, diciamocelo, l'intelletto non era esattamente la sua qualità più apprezzata.
A dir la verità, al momento il suo problema non era "Accipacci, stavo per sfracassare tutto", ma "porca vacca, che cazzo sta facendo questo? E' una trappola? Sta per strapparmi il cuore per trovarsi un altro luogotenente che gli vada a genio? Sto morire senza aver finito tutta la superfice tatuabile del mio corpo? Beh almeno morirò prima di diventare completamente calvo. Puttana, non ho fatto in tempo a disdire il mio ordine al negozio di giacche di pelle, quella con l'aquila che urla <<uè, bella gnocca!>> stampata sulla schiena l'avevo cercata d'appertutto! Nessuno avrebbe più dubitato della mia virilità..."
Improvviamente, mentre ragionava da solo sui suoi problemi esistenziali e lanciava occhiate allarmate verso Kuchiki che ancora se ne stava adagiato bel bello sul suo petto, si rese cosnto di u fatto pregnante: ora non aveva più freddo!
Certo starsene sdraiato su un tavolo con un uomo sopra non era esattamente il massimo della comodità...
"C-capitano, il suo mento appoggiato così sul mio petto mi fa un po' male...anche il suo ginocchio là in basso..."
Probabilente la giacca di pele non sarebbe stata comunque abbastanza.

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La sensazione in sè e per sè non era male. L'odore virile della pelle di Renji, i suoi sgraziatissimi e plebei segni tribali sul corpo, la pelliccetta comprata da pittarello moda anni orsono e ormai infleltrita davano a Byakuya una vaga sensazione di calore. Una sensazione di casa.
Certo, non casa sua, con lo schermo piatto LCD con cui guardare tutte le puntate di "Ulisse- il piacere della scoperta" con tutti quegli interessantissimi reportage sui fruoncoli dei longobardi e con la sua poltrona global relax comprata dopo aver visto per l'ennesima volta la televendita su Forum...ohperdincibacco, aveva impostato il timer per registrare Forum? Sennò, sarebbe andato dal vecchio frantumapartianatomichesferichemaschili Yamamoto, che lo vedeva sempre, e si sarebbe fatto dare qualsiasi cosa, anche a costo di umiliarsi e sputare sangue.

Insomma, Byakuya è un pensionato mancato, ma visto che voi siete lì a sbavare per lo yaoi, vedrò di saltare questi importantissimi risvolti psicologici e di arrivare al dunque.

Byakuya cominciava a sentirsi frastornato; il tavolo era scomodo, la posizione non delle migliori e, soprattutto, era a contatto con il suo sottoposto, con centimetri e centimetri del suo tessuto epidermeale perfetto e nobilissimo. Sarà stato per l'onta e il disonore che il suo cuore batteva tanto forte?
Byakuya aprì stancamente le palpebre, e, con un movimento molto lento della cornea, fissò il volto terreo del suo luogotenente, evidentemente terrorizzato dalla probabile perdita del suo giacchettino tamarro. "Non sprecherò una singola goccia del mio potere per occuparmi di te, quindi vedi di non agitarti. Per oggi, e solo per oggi, puoi rilassarti e smetterla di guardarti le spalle."
Di nuovo il suo sguardo fu attratto dall'orrenda pettinatura del suo sottoposto, il suo senso estetico non poteva starsene fermo, mentre quel feroce eccidio di cuoio capelluto si contorceva sotto i suoi occhi. Qualcosa andava fatto. Subito. Non come capitano, ma come pietoso essere umano.
La sua mano si mosse senza rumore, senza scatti, come un unico, velocissimo e fluido movimento. Giunta a destinazione, con uno scatto, recise con un dito il laccio che reggeva quella sgraziata acconciatura. Ma Renji, non fidandosi del capitano e temendo per la sua vita/ giubbotto tamarro, si era svicolato di lato, per poi rialzarsi, senza contare che il capitano gli era avviluppato nel pellicciotto. Ricacciato ora indietro dallo stesso peso di Byakuya, inerme e meravigliato, si trovava in una situazione raggelante.
**
Sopra di lui, il suo sottoposto, voltatosi e riccaciato indietro dal suo peso, giaceva sdraiato su di lui, pesantemente appoggiato su tutto il suo corpo, tranne che per la testa, sollevata di poco dalla sua. I lunghi e inaspettatamente serici capelli color del sangue vivo e zampillante, ricadevano tutt'attorno al capo di Byakuya, creando un'ombra sul viso suo e del sottoposto, come a schermarli dal mondo e dalla reciproca comprensione.
Nessun senso di ripulsa, nessun rancore regnava nell'animo di Byakuya. Solo una sensazione di tranquillità e di calore umano.
Renji, respirando pesantemente, creava, data la temperatura della stanza, vaporee nuvolette di fiato, che si disperdevano vicino alle labbra di Byakuya, che assaporava il salineo sapore del corpo di Renji, seppur in minima parte. La paura, l'imbarazzo, un silenzio innaturale regnava sulla stanza.
Byakuya percepì il terrore, percepì la paura dell'errore, l'istinto di fuggire di un cane randagio, di fronte a qualcosa di sbagliato commesso. Normalmente non avrebbe fatto altro che notare tutto ciò con distacco, ma questa volta no. Si era sempre privato del contatto. Notava e annotava tutto nella sua mente, senza variare o influenza nulla. Adesso basta.
Mosse di nuovo la mano, ma stavolta lentamente, in mondo che quel cucciolo cresciuto chissà dove e troppo in fretta potesse valutarne ogni movimento, e poi, con innata grazia, raccolse una ciocca di quel meraviglioso crine e l'assestò dietro l'orecchio del suo sottoposto, rivelandone il volto...

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L'istinto di Renji gli stava effettivamente suggerendo che sarebbe dovuto fuggire a gambe levate, che era pericoloso rimanere in quella posizione, che sarebbe stato un errore prendere iniziative di qualsiasi tipo.
Nella mente di Renji però, qualcosa lo faceva rimenere inchiodato lì: avvertiva l'odore del capitano, così vicino, così inebriante.
Ogni volta che aveva osservato da lontano quell'uomo, ogni volta che l'aveva scrutato cercando di percepire anche solo una minima emozione trapelare da un gesto qualsiasi, si era ritrovato deluso nel notare che sentimenti e passioni non sembravano far parte di quella persona così orgogliosa e altera.
Provava ripulsione ed invidia per lui che pareva poter esistere senza esser abbattuto e messo in ginocchio da se stesso, come invece sempre accadeva al rabbioso cane randagio che Renji era e sempre è stato.
Ora invece, poteva leggere negli occhi dell'altro qualcosa che mai avrebbe pensato potesse appartenergli: desiderio di possesso, fame di appagamento e ricerca di un contatto umano. Anche lui che pareva così lontano e irraggiungibile era incatenato al mondo da passioni e pulsioni; ora lui lo sapeva e si rendeva conto che più la catena si sarebbe fatta stretta più lui sarebbe stato soddisfatto. Desiderava vedere ancora e ancora il capitano dimostrargli tutto ciò, anche se questo significava diventare il suo cagnolino obbediente.
Dalla posizione favorevole in cui si trovava, avvicinò il proprio volto a quello dell'altro, fino a raggiungerne l'orecchio sinistro. Da lì poteva avvertire il profumo dei suoi capelli, così perfettamente fermati dai due simboli di nobiltà che usava come al solito portare.
"Ordinatemi qualsiasi cosa, e io lo farò per voi, capitano." Gli sussurrò piano nell'orecchio, che prese poi a sfiorare piano prima con le proprie labbra e poi a prenderlo fra di esse, mordicchiandolo piano.
Con un gesto della mano sinistra gli sfilò i fermaglio argentei che portava all'altezza dell'orecchio destro prima e gli altri poi. Ora che gli oggetti che rappresentavano il suo voto alle assolute regole nobiliari erano stati tolti, a Renji pareva che il suo capitano fosse stato rimosso il sigillo che rinchiudeva la sua umanità.

Edited by Ecchan - 28/11/2007, 16:32

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Per un attimo non percepì nulla. Semplicemente, era come se vedesse il mondo per la prima volta, era come emettere il primo vagito, di nuovo.
Da quando, in un tempo ormai così lontano che assumeva i morbidi contorni del ricordo, era stato ritenuto dai capifamiglia idoneo a portare in pubblico le insegne del nobile casato dei Kuchiki, il manto antico di incalcolabile valore e i fermagli rituali facevano parte della sua stessa esistenza. Ovviamente li riponeva ordinatamente prima di coricarsi, ma era sempre un sonno senza sogni, un vago momento di stallo tra una giornata simile a quella successiva, e quella ancora dopo. Il tutto fluiva, lentamente, indifferentemente, tra quegli oggetti, quelle regole, quegli ordini.
Ma ora... ora i suoi capelli fluivano liberamente in maniera scomposta, ancora divisi dalla piega ormai impressa nella loro essenza, eppure già impazienti di riversarsi sul volto del luogotenente. E così, senza controllo o barriera alcuna, così fluivano sul volto di Kuchiki, lentamente e in maniera disconnessa, come se non fosse cosa di cui fosse in grado, lievi accenni di uman sentire o provare. Il primo fu la sopresa, quasi una ferita che intaccò quel volto permeato di un finto nirvana buddhista. Quella tempesta emotiva, racchiusa dove neppure lui era consapevole, cominciava a premere sui confini del suo essere interiore, filtrava. Per ora solo poche gocce, discontinue, all'esterno. La meraviglia distese la pelle del volto, allargò i suoi occhi ombrosi e concentrati sull'oltre, spingendoli a osservare colui che aveva osato liberarlo, qualsiasi cosa avrebbe significato di lì a poco, ma con indubbio coraggio. Colui a cui già una volta, come nota di ammirazione, aveva lasciato una delle sue preziose sciarpe. Ora si era preso i fermagli rituali...cosa altro desiderava?
Il capitano osservò il luogotenente, con una punta di stizza; si aspettava un'espressione impaurita, o forse derisoria, ma ora quella calma che stava fluendo via dal suo volto sembrava riversarsi in quello del cane randagio, di solito colmo di espressioni, persino esagerato nell'utilizzo delle stesse.
"Non osservarmi." ingiunse, una nota glaciale e dura della voce. Una nota che invece, si terrorizzò ancora di più nel percepirlo, avrebbe voluto essere calda, e supplicante, e invitare il luogotenente a guardarlo ancora, e ancora, e ancora.
Non un passo dietro di lui, dove lui non poteva vederlo, non da una posizione in cui era costretto a non degnarlo di uno sguardo, ma lì, dove gli stava donando la sua devozione non per una regola imposta dall'alto, ma di sua volontà, infrangendo molte altre di queste perentorie ingiunzioni.
Stupito e inorridito, capì che ancor meno che in un arduo duello, non aveva controllo del proprio corpo; senza nemmeno rendersi conto, un braccio era guizzato e, con il palmo della mano, aveva spinto all'indietro il mento del luogotenente, in modo che non lo osservasse.
"Non guardarmi". Pensava. Ma sapeva, dentro di sè, che non voleva essere guardato. Non sempre, non in assoluto, ma ora, mentre era preda di un desiderio tanto forte da farlo fremere. Il desiderio di dominare, ancora di più, l'uomo che li stava tra le gambe, farlo soffrire, di dolore, renderlo ancora più debole. Così credeva, cercando disperatamente di ignorare il bisogno di essere per una volta alla mercè di qualcuno, di rivolgere uno sguardo mesto, docile, di farsi dominare.
Quelle parole...avevano distrutto il suo mondo. Quelle parole di abbandono, quelle parole lo avevano reso schiavo, non dominatore.
Si avvicinò al collo di Renji, coperto di nere ombre virili, dai muscoli pulsanti. Con una mano, infilata abilmente nella parte posteriore, gli sollevò di poco il collo, lasciando che la testa ricadesse indietro, in modo che la visuale fosse ancora una volta preclusa a Renji, e con l'altra mano, incalzante, slacciò prima la pelliccia, limitandosi ad aprirla e a lasciarla distesa sul tavolo, e poi la sua mano corse giù, al sottile laccio che chiudeva la divisa di ogni shinigami. Mentre le sue lunghe dita bianche disfacevano quel nodo, insinuò in avanti le labbra, toccando quel collo pulsante, premendoci contro la propria bocca, e poi facendola scorrere, lungo tutto il mento, socchiudendo appena le labbra e inumidendo quella pelle dorata dal sole. Quandò il laccio fu aperto, fu come se una barriera fosse sciolta; la divisa non si aprì,ma cadde più morbidamente, in un solo istante, addosso al corpo di Renji. Un fremito percorse il corpo del sottoposto. Il capitano se ne accorse, ma ormai era un piccolo angolino dell'intera esistenza, dominata da un desiderio instintivo e angosciante, che premeva e premeva, soffocante, per essere saziato.
Con un movimento della gambe, divaricò quelle dell'altro e, senza lasciargli un secondo, si sdraiò ancora di più su di lui. Gemendo nel suo animo di orrore, premette volutamente il proprio sesso contro il bacino del luogotenente, mentre, con la bocca, risaliva sul volto, schiudeva le labbra apertamente e cercava la bocca di Renji. Basito, ormai, da sè stesso, sovrappose quelle labbra calde, ma non gli bastò; cominciò a insinuare la lingua più a fondo, traendone piacere, compiendo dei piccoli movimenti rotatori, guizzando, invitando l'altro a fare lo stesso, e poi ricacciandolo nel proprio dominio, ed invadendolo di nuovo.
Spinse, in un sol gesto, la sua testa, le sue spalle, il suo corpo ancor di più addosso all'altro. La mano inattiva, rimasta dietro il collo,attrasse a sè il corpo di Renji, lo invitò al alzarsi, mentre Byakuya curvava la schiena all'indietro, si sedeva su di lui, senza lasciargli un secondo di tregua per respirare.
Con un mesto fruscio la veste di Renji scese fino alla cintola, le maniche si scomposero; solo allora Kuchiki sciolse quel bacio, e si fermò ad osservare ciò che la veste aveva celato.

No, un Kuchiki non può essere dominato. Ma dentro di sè, che lo volesse o meno, c'era anche un Byakuya, che desiderava essere amato.

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